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La concessione del telefono
Martedì 13 - mercoledì 14 febbraio ore 21.00
Teatro Stabile di Catania
presenta
«LA CONCESSIONE DEL TELEFONO»
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
dal romanzo di Andrea Camilleri
con FRANCESCO PAOLANTONI, TUCCIO MUSUMECI, PIPPO PATTAVINA
e con MARCELLO PERRACCHIO, GIAN PAOLO PODDIGHE, ALESSANDRA COSTANZO, PIETRO MONTANDON, ANGELO TOSTO, GIOVANNI CARTA, FRANZ CANTALUPO, VALERIA CONTARINO, ANGELA LEONTINI, SERGIO SEMINARA
Regia Giuseppe Dipasquale

scene ANTONIO FIORENTINO
costumi ANGELA GALLARO
musiche MASSIMILIANO PACE
La nuova stagione dello Stabile etneo si apre all'insegna della grande tradizione del teatro catanese, con una novità assoluta che affonda profondamente nell'humus e nel cuore della Sicilia. Tratta da un romanzo di culto di Andrea Camilleri, la pièce è stata adattata dallo scrittore insieme a Giuseppe Dipasquale, che firma pure la regia. Le scene sono di Antonio Fiorentino, i costumi di Angela Gallaro. Interpreti Francesco Paolantoni, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Marcello Perracchio insieme a Giampaolo Poddighe, Pietro Montandon, Angelo Tosto. Dopo il successo ottenuto dalla trasposizione del Birraio di Preston, realizzata per lo Stabile nella stagione 1998/99, l'autore del romanzo e il regista dell'opera tornano nuovamente insieme per riproporre al pubblico teatrale nazionale una nuova avventura dai racconti camilleriani: La concessione del telefono. È questo, fra gli ultimi romanzi di Camilleri, uno dei più divertenti: una specie di commedia degli equivoci e degli imbrogli, che trova la sua ambientazione ideale in un'isola, come la Sicilia, terra di contraddizioni. Ma questa Sicilia è la Vigàta dello scrittore agrigentino, che diventa ogni volta metafora di un modo di essere e ragionare le cose di Sicilia. L'equivoco, che ridicolmente fa da motore all'intera vicenda, è lo scambio tra due lettere dell'alfabeto, la M e la P. Il protagonista, Genuardi Filippo, per ottenere la concessione di una linea telefonica per uso privato, fa domanda formale al prefetto di Montelusa, denominandolo Vittorio Parascianno anziché Marascianno come in realtà il prefetto si chiama. Da qui nasce una storia complessa, sempre in cui equivoci e imbrogli non si contano più e che coinvolge: il Genuardi, siciliano qualsiasi, e la sua famiglia; i vari apparati dello Stato, ovvero Prefettura, Questura, Pubblica Sicurezza e Benemerita Arma dei Reali Carabinieri; don Calogero Longhitano, il mafioso del paese; la Chiesa; quei compaesani, siciliani qualsiasi, che involontariamente capitano sulla strada di Pippo Genuardi. Alla fine gli equivoci sembrano chiarirsi: Genuardi è assolto sia dall'accusa di essere socialista che dal tentato omicidio. Reali Carabinieri, Questore, Delegato, don Lollò sono i personaggi seri del romanzo; tutti gli altri, anche il Genuardi e lo stesso don Nené, uomo onesto ed equilibrato, sono descritti, almeno una volta in atteggiamenti comici. Anche il dramma finale è filtrato nei toni della commedia. Don Nenè è visto attraverso gli occhi della moglie Lillina, che, non sapendo la causa del comportamento del marito, lo descrive come "pazzo, i capiddri dritti, gli occhi sbaraccati". Il romanzo, nella sua complessità, è stato rispettato anche nella riduzione che da questo è nata. Il carattere affascinante del progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione, si sposa tutt'uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea. Il Teatro è di per sé un genere eteroclito. Esso può comprendere e assimilare in sé anche altri generi senza per questo snaturare la sua efficacia ed il suo valore. Quando poi, come in questo caso, si è di fronte ad una forma narrativa che invita il lettore a dar corpo ai personaggi, privilegiando il parlato e non la descrizione, ecco che il Teatro si trova ad agire su un campo molto familiare. La parola, ed il giuoco che con essa e di essa è possibile intraprendere, fa di questo testo un oggetto naturale da essere iniziato e elaborato all'interno di un'alchimia teatrale vitale e creativa. Altro aspetto è quello della lingua di Camilleri. Una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate, una meravigliosa sicilitudine linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d'uso linguistico ricalcati dal dialetto, che esaltano la recitazione di possibili attori pensati a prestare i panni ai personaggi camilleriani.
martedì 13 febbraio
mercoledì 14 febbraio


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