Con una serie di scatti che ritraggono il Teatro Politeama di Poggibonsi una giovane fotografa pistoiese vince il concorso di Fotografia dello Spettacolo "Occhi di Scena" 2006
Con una serie di fotografie dedicate al nuovo Teatro Politeama di Poggibonsi, una giovane fotografa pistoiese vince il concorso internazionale di Fotografia dello Spettacolo "Occhi di Scena" 2006. Si chiama Francesca Pagliai e si è aggiudicata il primo premio del concorso che ogni anno si svolge a San Miniato (Pisa), organizzato dal Centro per la Fotografia dello Spettacolo del Teatrino dei Fondi diretto da Massimo Agus e Cosimo Chiarelli, arrivato quest'anno alla sua terza edizione. Due le sezioni della manifestazione: una dedicata al tema "un fotografo, uno spettacolo", l'altra ad un "Progetto personale". La trentatreenne Francesca Pagliai, ha vinto quest'ultima proponendo il lavoro "Il nuovo Politeama" con dieci scatti che ritraggono la nuova struttura del Teatro Politeama di Poggibonsi (Siena), inaugurata un anno fa.
La premiazione è avvenuta il 21 ottobre a San Miniato presso la Sala del Seminario Vescovile nel corso di una intensa giornata di studi, dal titolo "Fotografia e teatro. Dalla teatralità alla fotografia". Gli scatti premiati di Francesca Pagliai verranno esposti in una mostra collettiva all'interno della Torre degli Stipendiari, l'ex Falegnameria (fino al 15 novembre – orario 15.00/19.00 - ingresso libero).
"Il progetto – spiega Francesca Pagliai - nasce dalla lungimiranza e dall'impegno dei soggetti che gestiscono il Teatro Politeama di Poggibonsi che, una volta rinnovato lo spazio e ristrutturato lo stabile, hanno intrapreso una nuova linea culturale decidendo di creare all'interno dell'edificio un centro di aggregazione per l'intera cittadina, un polo attrattivo multi disciplinare per tutto il territorio: un bar, un foyer che diviene spazio espositivo, il ridotto, la sala centrale".
Questi scatti sono un'interpretazione del tutto personale degli spazi vissuti dal pubblico in questa prima stagione. L'idea era quella di far diventare spettacolo tutto l'intorno prima di arrivare al palco vero e proprio. In effetti è proprio così: le persone che si muovono negli spazi del Politeama fanno essi stessi parte di una piece con ruoli non predefiniti, anzi interscambiabili: si muovono scomposti e disordinati al bar, mossi e frammentari, riempiono il foyer, le mani che gesticolano, marionette senza Mangiafuoco, socializzano, conoscono e si conoscono. Vedono, molte volte, spesso, guardano, si guardano intorno. Hanno mille occhi. Assumono, assurgono, senza assuefarsi, divenendo esigenti, essenziali, senza sbavature, ammennicoli, ricami, merletti e frizzi. Viziati di cultura. A volte si ri-conoscono, si ritrovano accomunati dagli stessi desideri, allettati dalle stesse proposte. Si salutano con un cenno del capo, un sorriso ammiccante, denti d'assenso, mani che si
scambiano. Vederli dall'alto, spazi e persone, spazi prima vuoti poi riempiti poi ancora vuoti quando si è fatto buio in sala come al tramonto dopo una giornata nei campi, persone a frotte, a nugoli, a sciami, a greggi, a mandrie. Aspettano, si rispettano. Forse si contendono soltanto la visuale migliore. Il corridoio che porta alla sala centrale, le poltrone di velluto viola, il sipario spesso e denso, troppo giovane ed ancora non polveroso, le tavole di legno fresco e bruno. Tutto è spettacolo prima dello spettacolo.
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